Bonus ristrutturazione edilizia 2020

Bonus ristrutturazione edilizia 2020: cosa prevede e come richiedere gli sgravi fiscali

Bonus ristrutturazione edilizia 2020 cosa prevede e come richiedere gli sgravi fiscali

Il bonus ristrutturazione edilizia 2020 è un’agevolazione fiscale, regolata dal art.16 bis del DPR 917/86 TUIR. É rivolto a tutti in contribuenti assoggettati a IRPEF intenzionati a portare migliorie al proprio immobile, e non è cumulabile con altre agevolazioni. Con la legge di bilancio 2020 la detrazione fiscale sulla ristrutturazione edilizia passa al 50% delle spese sostenute entro il 31 dicembre 2020, dopo tale data diminuisce al 36%. Il limite massimo rimborsabile, quindi, è di 96mila euro per unità immobiliare, distribuito in 10 quote annuali di pari importo. Esempio: portando in detrazione l’intero valore possibile di 96mila euro, verranno rimborsati 4800 euro all’anno per i successivi 10 anni. Chi è interessato a ristrutturare casa può godere di questi sgravi fiscali godendo, però, di alcuni requisiti obbligatori per poterli ricevere.

1.Chi ne può usufruire?

Possono usufruire del bonus ristrutturazione tutti i contribuenti assoggettati a IRPEF (imposta reddito persone fisiche), residenti o meno in Italia. Il soggetto può essere il proprietario dell’immobile oppure il titolare dei diritti di godimento sull’immobile stesso. Nello specifico:

  • Proprietario o nudo proprietario
  • Usufruttuario o locatario
  • Familiare o convivente
  • Soci di cooperative o imprenditori individuali
  • Soggetti che producono redditi in forma associata come società semplici

Nel caso vi sia un preliminare di vendita per l’immobile interessato al bonus di ristrutturazione edilizia, quest’ultimo spetta nei casi in cui il contribuente sia entrato in possesso dell’immobile, abbia sostenuto o lavori a proprio carico oppure si sia già registrato il compromesso.

2. Quali interventi rientrano nel bonus?

Gli interventi che rientrano nel bonus ristrutturazione 2020 riguardano tutte le unità immobiliari di qualsiasi categoria residenziale. Devono, però, riguardare:

  • Manutenzione straordinaria
  • Ristrutturazione edilizia
  • Restauro e risanamento conservativo
  • Manutenzione ordinaria (solo se riguarda parti comuni di condomini)

Nello specifico l’elenco dei principali lavori:

  • Accorpamento di locali
  • Allarme finestre esterne
  • Rifacimento pavimenti e balconi
  • Impianto elettrico
  • Impianto di condizionamento
  • Impianto antincendio
  • Ristrutturazione bagno
  • Rinnovo infissi
  • Piscina
  • Porte blindate
  • Scale e sottotetto
  • Schermature solari

Altre spese detraibili possono essere quelle di

  • Progettazione
  • Prestazioni professionali
  • Messa in regola impianto elettrico e metano
  • Acquisto materiali
  • Certificazione conformità lavori
  • Perizie e sopralluoghi
  • Oneri di urbanizzazione

3. Documenti necessari?

Il contribuente interessato ad avere le detrazioni fiscali del bonus ristrutturazione deve fare tutti i pagamenti delle spese di lavoro mediante bonifico parlante, riportante l’apposita dicitura. Esso deve, assolutamente, contenere i seguenti dati:

  • Causale versamento (art 16-bis del DPR 917/86)
  • Codice fiscale beneficiario
  • Codice fiscale o partita Iva di chi esegue i lavori

Nel caso di condomini sono necessari anche il codice fiscale del condominio e del suo amministratore. A questo si aggiungono altri documenti obbligatori che sono :

  • Domanda accatastamento immobile
  • Ricevute pagamento IMU
  • Dichiarazione consenso per esecuzione
  • Autorizzazioni con data inizio lavori e compatibilità con spese ammesse
  • Ricevuta di invio della comunicazione ENEA.

Quest’ultima serve per valutare il risparmio energetico conseguito con i lavori. Il contribuente deve, inoltre, inviare all’Azienda Sanitaria Locale competente per territorio una comunicazione con le generalità del committente e ubicazione dei lavori, la natura dell’intervento, i dati identificativi dell’impresa esecutrice e la data di inizio dell’intervento.
Con tutti questi requisiti e questi documenti alla mano potete iniziare a pensare di ristrutturare la vostra casa, consapevoli che potrete godere di un piccolo sgravo fiscale che non guasta.

antifurto wireless

Scegliere il miglior antifurto wireless: una guida completa

Come scegliere il miglior antifurto wireless? Quali sono i criteri e le caratteristiche delle quali dovremmo tenere conto per scegliere il sistema più adatto alla nostra abitazione, al nostro ufficio, oppure ancora alla nostra fabbrica o capannone?

Scegliere un buon antifurto e sceglierlo oggi wireless è la condizione necessaria per anche soltanto pensare di proteggere efficacemente i nostri beni, le persone che abitano i nostri ambienti o ci lavorano e più in generale per dormire sonni tranquilli, rimanere sereni anche quando si è in vacanza e avere la ragionevole certezza che nessun malintenzionato riesca ad introdursi.

Vediamo insieme, nella guida di oggi, quali sono le caratteristiche che dobbiamo aspettarci da un buon sistema antifurto – perché conviene sceglierlo wireless e come iniziare a ricercare la soluzione che sia più adatta per le nostre problematiche.

Wireless? La soluzione migliore che hai oggi a disposizione

Partiamo con una brevissima analisi sul perché la scelta migliore oggi è quella di scegliere un sistema senza fili per proteggere i nostri immobili.

I sistemi wireless utilizzano infatti tecnologie di ultima generazione per essere in grado di attivarsi (e di contattare o la centrale operativa o noi proprietari) anche nel caso in cui i ladri dovessero sabotare la linea telefonica classica.

I sistemi wireless infatti sono in grado di utilizzare SIM simili a quelle che utilizziamo nei nostri smartphone, per essere sempre in grado di chiamare e di segnalare un tentativo di effrazione.

I ladri di oggi sono sempre maggiormente preparati infatti e sanno bene che i sistemi antifurto classici posso essere facilmente aggirati e richiedono sempre una maggiore attenzione sia dagli installatori di sistemi antifurto sia da chi si occupa poi di farli funzionare. Le attenzioni da mettere in pratica sono diverse, tra le quali non può che spiccare appunto la scelta di un sistema di ultima generazione.

Il brand conta: affidati soltanto a chi ha anni di esperienza nel settore

Il brand conta e non è soltanto una mera questione di marketing. Moltissimi brand non del settore si sono appunto buttati nei sistemi antifurto quando questi sono diventati un grande business per chi li produce.

Sempre diverso però rivolgersi a chi appunto produce e installa sistemi antifurto da decenni. Che intendiamo dire? Intendiamo dire che un’azienda che ha sempre operato esclusivamente in questo settore ha in genere un know how e un livello di ricerca che chi si improvvisa non può neanche immaginare.

Scegliere dunque di rivolgersi ad un brand conosciuto è sempre una buona idea.

Occhio anche agli installatori

Presta anche attenzione a chi installerà il tuo sistema. Ricordati infatti che anche in questo caso i migliori marchi del settore ti mettono a disposizione o installatori interni, oppure affiliati.

Si tratta di una questione di fondamentale importanza, soprattutto quando andiamo a scegliere un sistema antifurto ad elevatissimo tasso di tecnologia, come appunto nel caso dei sistemi antifurto wireless.

L’installatore è importante tanto quanto la qualità del sistema, perché scegliere appunto un sistema che non sia installato a puntino vuol dire avere un sistema che non è in grado di proteggere adeguatamente i nostri immobili.

Scegli con cura, perché rivolgersi ad un installatore che non sia in grado di svolgere il proprio lavoro a puntino rende inutile la scelta del miglior sistema wireless antifurto.

lampade a LED

Risparmiare con le lampade a LED

Le lampade a LED hanno numerosi vantaggi: consumano meno, se ne trovano varie che producono luce praticamente di qualsiasi colore pensabile, durano molto nel tempo. Queste affermazioni sono vere, ma in realtà ciò che importa al singolo consumatore non è il concetto generico, quanto il diretto confronto con le lampadine di altre tipologie. La domanda che ci dovremmo porre quindi è la seguente: quanto consuma una lampadina a LED rispetto ad un’omologa a incandescenza o a fluorescenza? Alcune ricerche in questo ambito hanno risposto a questa precisa domanda.

Le lampadine “vecchie”

La più tradizionale tecnologia utilizzata per le lampadine è quella a incandescenza; le lampadine contengono al loro interno un filamento che viene attraversato dalla corrente elettrica, cosa che lo riscalda e lo rende incandescente, producendo luce. Queste lampadine consumano fino a sei volte l’energia elettrica consumata da una lampadina a LED; se si considerano invece le lampadine a fluorescenza, le cosiddette lampade a risparmio energetico, consumano circa il doppio rispetto ai più moderni prodotti a LED. Si deve poi anche considerare che quasi tutto il consumo del LED viene direttamente tradotto in luce, mentre per le altre tipologie di lampade più datate buona parte di quanto consumato viene dissipato in calore.

Quanto dura una lampada a LED

Non solo i LED consumano meno, ma il metodo costruttivo è molto meno inquinante, considerando anche la fase di smaltimento dei prodotti esausti; non solo per il minore utilizzo di materiale inquinante e non riciclabile, ma anche perché per raggiungere le ore di utilizzo di una singola lampada a LED ci serviranno circa 3 lampade a fluorescenza e più di 20 lampade a incandescenza. Queste ultime sono ormai fuori produzione in tutta Europa e non è neppure possibile trovarle nei negozi, salvo i prodotti di fine serie. Per quanto riguarda le lampade a fluorescenza è probabile che faranno la medesima fine nei prossimi anni. La tecnologia LED infatti ha una migliore resa sotto tutti i punti di vista.

Il costo di una lampada a LED

Allora perché non possediamo tutti lampade a LED, ed esclusivamente quelle in tutta la casa o anche per quanto riguarda l’illuminazione stradale? La risposta sta nel costo di un prodotto a LED, che è decisamente più elevato rispetto a quello di lampade con altra tecnologia. Solo questo frena moltissimi italiani dal sostituire subito le vecchie lampade, anche se non sembra una motivazione sufficiente. Prima di tutto perché il risparmio ottenuto utilizzando il LED in tutta la casa è ben maggiore rispetto alla spesa sostenuta per l’acquisto. Certo, per chi ha una casa grande, con varie lampade di diverse dimensioni, si tratta di un vero e proprio investimento; che però si ripagherà rapidamente nei mesi a venire. Per altro sono anche disponibili numerose proposte LED per kit di prodotti di alta qualità venduti a prezzi concorrenziali. I molti casi un singolo kit, o al massimo un paio, può essere sufficiente a rimpiazzare quasi tutte le lampade di casa. Portando a un risparmio significativo che durerà per le circa 25.000 ore di uso previste per ogni singola lampada.

Classe energetica lavatrici

Lavatrici ad alta efficienza energetica, le proposte migliori del mercato

Poter contare su lavatrici ad alta efficienza energetica consente di risparmiare sui consumi senza rinunciare alla qualità del bucato. Nelle prossime righe conosceremo alcune delle proposte più interessanti del settore:

Haier HW60-1211

Questo modello di Haier ad elevata efficienza energetica vanta una capacità massima di carico di 6 chili, con un cestello che al momento della centrifuga è in grado di raggiungere i 1.200 giri. La centrifuga, in ogni caso, può essere regolata a seconda delle esigenze, in modo da non rischiare di rovinare i capi delicati. Un’esclusiva del marchio Haier è il trattamento antibatterico che scongiura l’usura della gomma dell’oblò e del cassetto del detersivo.

Bosch WAK20168IT

La lavatrice di Bosch, anche se non consente di selezionare la funzione di partenza in differita del ciclo di lavaggio, si fa apprezzare per la sua praticità, complice la capacità di carico da 8 chili che la contraddistingue. Il suo punto di forza più significativo, comunque, è rappresentato dal Cestello Wawe, grazie al quale anche gli indumenti più delicati possono essere lavati in maniera sicura e senza rischi. Degno di nota il design concepito e messo a punto per limitare al massimo le vibrazioni, per una stabilità ottimale che si coniuga a un eccellente isolamento acustico. Un’altra funzione peculiare del modello è il sistema ActiveWater, che riesce a identificare le condizioni di carico del cestello per non usare più acqua del dovuto e non sprecare corrente elettrica.

Electrolux RWF 1495 BW

Nel novero delle lavatrici ad alta efficienza energetica spicca anche questo modello a libera installazione di Electrolux, capace di arrivare a 1.400 giri al minuto. L’orario di fine ciclo può essere impostato con la funzione denominataTerminal In, mentre il motore inverter non solo assicura consumi ridotti, ma rende la lavatrice estremamente silenziosa. Consigliato per i nuclei familiari numerosi, visti i 9 chili di capacità di carico, questo elettrodomestico dispone dell’AutoSente che consente di lavare anche quantità di bucato modeste senza consumare energia o acqua in modo eccessivo.

Candy CS 1410D3/1

Caratterizzata da una centrifuga da 1.400 giri al minuto, questa lavatrice del marchio brianzolo (di recente passato in mani cinesi) riesce a lavare fino a 10 chili di bucato alla volta. La connessione NFC Smart Touch permette la connessione tra la lavatrice e lo smartphone: per sfruttarla è sufficiente scaricare sul proprio telefono la specifica app che tra l’altro mette a disposizione lo smart check-up, funzione che consente di rimanere sempre aggiornati sulle condizioni dell’apparecchio.

Samsung AdWash

Grazie a Samsung, è possibile avere in casa una lavatrice comoda e adatta anche ai più distratti, visto che i capi e il detergente possono essere aggiunti anche a lavaggio in corso. L’efficienza energetica è assicurata dal motore Digital Inverter, che abbina consumi ridotti e rumorosità modesta, mentre la funzione Smart Check offre il monitoraggio automatico dell’elettrodomestico che permette di rilevare eventuali problemi in modo tempestivo.

Siemens iQ700 WI14W540Eu

La lavatrice a scomparsa di Siemens con carica frontale e capacità massima di 8 chili è valorizzata dal motore iQ Drive, che si differenzia da quelli tradizionali perché non si può usurare. Nelle lavatrici classiche le spazzole sono sottoposte a un continuo attrito meccanico che con il passare del tempo fa sì che si rovinino; ciò non può accadere in questo modello, per il semplice motivo che non ci sono spazzole. Un altro elemento distintivo va individuato nella funzione TurboWash, in virtù della quale il tempo di lavaggio può essere abbassato di oltre il 50%, mentre la funzione timeLight consente di visualizzare sul pavimento il livello di avanzamento del programma, che viene proiettato a terra.

Per acquistare una di queste lavatrici, o valutare le caratteristiche di altri modelli, puoi entrare nella pagina web https://www.yeppon.it/grandi-elettrodomestici/lavatrici/ e vagliare le ricche schede informative che riassumono gli elementi distintivi delle varie proposte.

Azienda di illuminazione

Come avviare un’azienda di illuminazione

Il settore delle illuminazioni sta riscuotendo un grande successo negli ultimi anni, soprattutto grazie alla ricerca tecnologica che ha portato tantissimi apparecchi a svilupparsi per rendere sempre minore il consumo di energia elettrica e quindi garantire un risparmiamo per chi li utilizza. Per aprire un’azienda di illuminazione in Italia è necessario seguire un determinato iter burocratico e istituzionale simile in parte a quello di molte altre imprese.

Il primo step comune a qualunque futura azienda è quello dell’apertura della partita IVA presso l’agenzia delle entrate territoriale, il passaggio immediatamente successivo e altrettanto necessario è quello di iscrivere l’azienda in Camera di commercio della propria regione o ripartizione territoriale competente. Naturalmente dopo questi primi passaggi è opportuna l’iscrizione in altri due istituti molto importanti quali l’INAIL e l’INPS, infatti, qualora la vostra azienda volesse assumere dei collaboratori e non si ha queste sottoscrizioni la legge non ci permette di assumere nessuno.
Un altro tassello molto importante nella creazione di impresa di illuminazione è la decisione di dove aprire una sede fisica nella quale sarà possibile avere il reparto amministrativo della società e un ampio store nel quale i potenziali clienti potranno scegliere tra i vari modelli di apparecchi di illuminazione prodotti o commercializzati dall’azienda stessa.

Per un’azienda di illuminazione, a differenza di altri tipi di attività, non è molto importante la posizione geografica della sede, che possa essere in un punto di snodo o al centro della città, l’importante invece è la usa immediata rintracciabilità da parte dei clienti e la comodità nel poter parcheggiare in modo semplice e sicuro così da poter sostare per poi caricare con tutta calmare i prodotti acquistati. La posizione per questo tipo di azienda, come dicevamo, non è importantissima perché è un settore che viene utilizzato molto da professionisti del settore, architetti e da persone che stanno arredando casa pertanto tutte persone altamente interessate ai prodotti che produce e commercializza l’azienda.

Ovviamente per poter intraprendere un percorso aziendale in questo settore sono necessarie buone quantità di denaro e di organizzare il più dettagliatamente possibile un plan che permetta di sviluppare la propria attività passo dopo passo. Si stima che per aprire un azienda di illuminazioni partendo da zero sono necessari all’incirca una cifra che oscilla tra i 50 e i 200 mila euro per un’impresa di piccole-medie dimensioni.

Come dicevamo la parte fondamentale e forse più importante è avere uno store direttamente collegato all’azienda di illuminazione, che permetta la promozione dell’attività e che faccia conoscere alla clientela tutta la merce dell’azienda in modo tale da aumentare maggiormente i profitti e la sicurezza di avere un prodotto di qualità, inoltre, il personale che lavorerà all’interno dello store dovrà essere preparato e in grado di esaudire in modo efficiente le richieste di ogni cliente.

Il settore dell’illuminazione è uno di quei settori in forte espansione negli ultimi anni e che nei prossimi anni darà ancora più opportunità di lavoro grazie alle innovazioni tecnologiche che ogni giorno escono in questo settore. Questa è una delle idee imprenditoriali che potete prendere in analisi per aprire la vostra prossima attività, qui tante idee imprenditoriali per diventare imprenditori del futuro attraverso nuove tecnologie.

risparmio energetico

Quale è la differenza tra recupero energetico e risparmio energetico?

Gli impianti per il risparmio energetico e il recupero energetico.

In un mondo in cui dipendiamo sempre di più dalle fonti di energia di qualsiasi genere (specialmente non rinnovabili) ed in cui produciamo una mole di rifiuti sempre maggiore, è bene soffermarsi su temi importanti e attuali come il risparmio energetico e il recupero energetico.
Nonostante possano essere confuse o utilizzate intercambiabilmente, le due espressioni si riferiscono a pratiche e fenomeni distinti, che andremo di seguito ad illustrare:

  • Il risparmio energetico è l’insieme di quelle accortezze che gli individui adottano per far sì da ridurre l’uso di energia (spesso elettrica) necessaria al loro fabbisogno. A tal proposito, è da notare che lo Stato Italiano si pone a favore di chiunque adotti impianti per il risparmio energetico che limitano i consumi e salvaguardano l’ambiente offrendo incentivi conformati come sconti fiscali o bonus in bolletta, che rendono questa pratica molto conveniente oltre che attenta all’ambiente;
  • Il recupero energetico, d’altra parte, ha anch’esso una funzione cruciale nello sviluppo sostenibile della nostra società: si tratta del parziale riuso dei rifiuti che, piuttosto che essere semplicemente accatastati nelle vaste discariche che ci circondano, vengono valorizzati e sono in grado di avere una “nuova vita” sottoforma di energia o semplicemente nuovi oggetti nati dal riciclo. È un esempio lampante quello dei cosiddetti PFU (Pneumatici fuori uso) i quali grazie alle loro caratteristiche chimico-fisiche hanno un potere calorifico pari a quello del carbone e ciò li rende una fonte energetica largamente usata in tutto il mondo per soddisfare la domanda di settori industriali con un fabbisogno energetico molto alto come cementifici o centrali di produzione di energie/vapore, che lo utilizzano sotto vari formati (intero, ciabatta, etc).

Non resta, dopo aver descritto nel dettaglio i processi di risparmio energetico e recupero energetico, le relative tecniche e i benefici che comportano in un’ottica di sviluppo sostenibile e crescita ecologica della nostra società e del nostro territorio, che invitare i gentili lettori di questa guida a prestare sempre crescente attenzione a queste pratiche, per concorrere tutti al benessere della comunità.

Scegli una lampada votiva per l eternità

Scegli una lampada votiva per… l’eternità

Le onoranze funebri e l’omaggio ai defunti

Le onoranze funebri comprendono tutta una serie di celebrazioni finalizzate ad omaggiare e, per l’appunto, onorare la memoria del defunto. Sono diversi i metodi attraverso cui ricordare i propri cari: in primis, ovviamente, vi è la consultazione di un’azienda apposita che sappia rispettare le esigenze dei familiari di colui che è venuto a mancare. Le imprese in questione si contraddistinguono le une dalle altre per le modalità con cui i funerali e i riti funebri vengono organizzati e celebrati: alcune aziende puntano sullo sfarzo, altre su riti più contenuti, altre ancora su una via di mezzo che possa in ogni caso soddisfare pienamente le aspettative di coloro che intendono ricordare la persona scomparsa.

Ricordare il defunto: la luce votiva

Tra le usanze più apprezzate in assoluto dal punto di vista del ricordo e dell’omaggio nei confronti del defunto va evidenziato l’utilizzo della luce votiva. Le lampade votive, come dice il nome stesso, consistono in un lumino funzionante, nella maggior parte dei casi, grazie al collegamento all’impianto votivo cimiteriale. La lampada votiva è un elemento tradizionale e ampiamente sfruttato ai fini della commemorazione della persona scomparsa, come si può osservare nei cimiteri di qualsiasi città. Spesso si parla di lampada votiva perpetua in quanto il lumino, essendo collegato all’impianto elettrico cimiteriale, non perde mai di intensità nel tempo, risultando sempre illuminato. Sarà anche per questo motivo che la lampada votiva appare come una delle soluzioni più apprezzate nell’ambito delle onoranze funebri: una luce che non si spegne mai, nonostante passino gli anni, è sinonimo di vicinanza costante al defunto.

Onoranze funebri: le richieste specifiche

Non sempre è facile individuare una valida azienda di onoranze funebri che possa commemorare colui o colei che è scomparsa. Tuttavia, è pur sempre possibile prendere alcuni accorgimenti prima di mettersi in contatto con un’impresa funebre piuttosto che con un’altra. In linea generale, alla base di tutto vi è la completezza del servizio: un’impresa che fornisca, tra le altre cose, un gran numero di opzioni commemorative sarà sicuramente più valida rispetto a chi, invece, fornisce un servizio piuttosto esiguo. Se invece si desiderasse ottenere un servizio specifico, oppure di un’agenzia funebre che si trovi in una specifica zona della tua città, allora sarà utile fare ricerche specifiche, come ad esempio:Onoranze funebri a Niguarda. Una volta messi in contatto con l’agenzia funebre della zona, si dovranno avanzare le proprie richieste ai gestori dell’impresa. Richieste come la scelta di celebrare il funerale in una certa maniera, o di utilizzare un certo tipo di lampada votiva, o ancora di optare per una tipologia ben precisa di arte funebre.

D’altronde, l’ultima parola spetta sempre al cliente.

Guida alla scelta del videocitofono

Guida alla scelta del videocitofono

La scelta del videocitofono è un momento cruciale per chiunque stia per completare una ristrutturazione o voglia, più semplicemente, rendere più sicura la propria abitazione. Una rapida guida alla scelta del videocitofono potrebbe aiutare nell’impresa di fare chiarezza e ponderare meglio gli acquisti.
Premesso che è impossibile addentrarsi nei tecnicismi e in tutto ciò che ha a che vedere con cablaggi, impianti e collegamenti interni (per i quali sarebbe meglio affidarsi a un tecnico elettricista preparato e qualificato in impianti di videosorveglianza, che possa analizzare in loco la situazione),  possiamo suggerire alcuni trucchi per scegliere il videocitofono ideale dal punto di vista puramente funzionale.

 

Guida alla scelta del videocitofono: consigli per l’acquisto

Come ci spiega Emmebistore, azienda specializzata in sistemi di videosorveglianza e videocitofoni, i videocitofoni di buona qualità devono essere robusti e in grado di resistere alle intemperie senza che venga compromessa la qualità audio/video che sono in grado di restituire all’osservatore che li utilizza.

Per scegliere un videocitofono è inoltre necessario considerare:

  • Il numero delle pulsantiere: ovvero il numero di apparecchi da applicare all’esterno. Quanti devono essere? Dipende dal numero di ingressi dell’abitazione. Se ci sono porte sul retro, sarà necessario optare per 2 o più pulsantiere;
  • Il numero di comandi interni per la risposta: se l’appartamento che il videocitofono dovrà servire è piccolo o strutturato su un piano soltanto, ne basterà uno. In caso contrario sarebbe suggeribile prevedere un comando interno per ogni piano dell’abitazione o per ogni vano molto frequentato (es. cucina e camera da letto);
  • La tipologia dei comandi interni: in molte villette multi-familiari convivono nello stesso appartamento l’anziana nonna e, ad esempio, i giovanissimi nipoti. In base alle aree frequentate maggiormente da ambo i soggetti, risulterà utile predisporre sia comandi interni con monitor funzionali e tecnologici, che soluzioni più semplici e pratiche, intuitive, come i classici comandi interni con cornetta. Questo consentirà, all’interno della stessa struttura abitativa, di far coesistere la tecnologia più avanzata con la semplicità d’uso, perfetta per chi, con la tecnologia, non ci va molto d’accordo;
  • L’eventuale acquisto di sistemi di split: gli splitter di risposta consentono di aprire singolarmente, ad esempio, il cancello d’accesso al garage e il portone d’ingresso. Se assenti e non previsti nell’impianto, l’eventuale apertura di una porta scatenerà inevitabilmente anche l’apertura degli altri ingressi, di qualunque tipo essi siano. Se la soluzione abitativa prevede doppia porta o porta + garage, meglio dunque affidarsi a un buono splitter del segnale così da poterle governare singolarmente.
mettere a norma l'impianto elettrico

Perchè mettere a norma l’impianto elettrico?

È necessario mettere a norma un impianto elettrico per far sì che i circuiti funzionino perfettamente; sono indispensabili una serie di componenti, materiali e dotazioni che variano in base alla grandezza della casa. In questa guida offerta da Edilnet.it trovi tutte le informazioni al riguardo.

Quando un impianto elettrico è “a norma”?

I nuovi impianti elettrici sono soggetti alla norma CEI 64-8, che prevede tre livelli qualitativi e che pone delle regole precise sui limiti minimi prestazionali che devono possedere gli impianti di nuova installazione.

È fondamentale sapere che l’azienda prescelta per l’installazione di un nuovo impianto elettrico a norma fornisce una certa potenza impegnata che non è uguale per tutte le case, ma varia a seconda della superficie dell’appartamento: per una superficie fino a 75 mq il valore minimo è di 3 kW, per le superfici di metrature superiore è di 6 kW. Nel caso di impianti elettrici già esistenti, di solito sono realizzati per 3 kW di potenza impegnata; se si ha bisogno di una potenza superiore è possibile aumentare l’utenza da 3kW a 4,5 kW fino anche a 6 kW, presentando regolare richiesta.

Per realizzare un impianto elettrico a norma è necessario seguire una serie di parametri stabiliti dalla CEI e affidarsi a professionisti del settore. Un impianto elettrico a norma deve essere adeguatamente isolato e dotato di dispositivi salvavita come la protezione dei cavi elettrici, i quadri dedicati, i contatori salvavita, le canaline di sicurezza e le prese a muro ben fissate e protette.

Un impianto elettrico a norma deve avere tre tipologie di cavi: quello nero per la fase corrente, quello blu per il neutro e quello giallo-verde per la messa a terra; le prese devono essere installate a 30 centimetri da terra e gli interruttori a un metro circa.

Un impianto elettrico a norma può essere incassato o esterno. Il primo prevede il passaggio dei cavi esternamente alle pareti, inseriti nelle canaline. In quello incassato i cavi vengono fatti passare attraverso i muri o sotto il pavimento.

Impianto a norma: i vantaggi

Installare un impianto elettrico a norma permette di avere un’alta efficienza dello stesso, evitando qualsiasi possibilità di spreco e quindi garantendo un buon risparmio per l’utilizzatore. Affidando il lavoro ad un professionista del settore, si avrà la certezza che nulla venga lasciato al caso e che vengano impiegati i componenti giusti e a norma, nei tempi e nei modi più idonei e sicuri.

Messa a norma dell’impianto elettrico: a chi rivolgersi?

Per la messa a norma di un impianto elettrico o l’installazione di un nuovo impianto elettrico a norma, è necessario affidarsi ad un professionista del settore che vi garantirà l’esatto processo di realizzazione.

Innanzitutto redigerà il progetto di installazione, composto da computo metrico, schema elettrico e progetto finale. In questo modo avrà la possibilità di tener conto della disposizione degli elementi di arredo della casa, dei punti di installazione degli elettrodomestici, quelli più grandi come frigorifero, forno e lavatrice, di una distribuzione esatta e omogenea delle prese della corrente lungo tutte le pareti dell’abitazione, il tutto per la maggior efficienza possibile dell’impianto elettrico. Grazie al progetto è anche possibile riuscire a fare una stima dei costi per interventi e materiali e avere una visione d’insieme molto dettagliata, che farà da guida durante la realizzazione dei lavori.

Il tecnico passerà poi alla messa in opera dell’impianto elettrico; egli saprà impiegare i componenti migliori e collocare tutte le parti nei posti e nei modi giusti. Tutto ciò tenendo conto del luogo, delle normative vigenti e del risultato atteso dall’utente.

Alla fine, sarà compito del professionista provvedere al collaudo dell’impianto elettrico installato, in modo da verificare il corretto funzionamento di tutti i componenti quali prese, interruttori, dispositivi di sicurezza e tutto il resto.

Fondamentale il rilascio della dichiarazione di conformità, grazie alla quale avrete la certezza che l’impianto sia stato eseguito secondo le normative CEI e che l’installatore si assume tutte le responsabilità del lavoro svolto.

Impianto elettrico a norma: come risparmiare?

Il miglior modo di risparmiare è quello di richiedere più preventivi alle ditte specializzate nel settore. Grazie a Edilnet.it potrai affidarti ai migliori professionisti sul mercato, confrontando i preventivi messi a disposizione e scegliendo la soluzione che ti soddisfa con il miglior rapporto qualità/prezzo.

Caldaia che non funziona come intervenire dal punto di vista elettrico ed idraulico

Problemi alla caldaia? come intervenire dal punto di vista elettrico ed idraulico

Una caldaia a gas che non si accende è inutile finché non viene riparata. Le caldaie devono accendersi per far funzionare il riscaldamento centrale della casa e per alimentare l’acqua calda ad uso sanitario che esce dai rubinetti dei lavabi e delle docce. Tuttavia, scoprire perché una caldaia non funziona può essere una sfida e probabilmente sarà necessario l’aiuto di un ingegnere, di un idraulico o di un elettricista. I problemi, infatti, potrebbero essere di varia natura, interessare vari comparti singoli o che lavorano insieme. Oggi, con questo articolo scopriremo come far tornare alla vita una caldaia che non ne vuol più sapere di funzionare. Se dopo i vari tentativi che facciamo da soli non riusciamo a ripristinarne il funzionamento occorrerà chiamare un tecnico di assistenza caldaie certificato.

 

Il prezzo di un intervento del genere varia a seconda della natura del guasto. Normalmente c’è una quota fissa per i “diritti di chiamata”, nell’ ordine di 30 o 40 euro, che verranno scalati al momento che si accetta la riparazione della caldaia. Il costo totale dell’intervento è influenzato anche dal tipo di componente da sostituire e dal tempo occorso per la riparazione.

 

In alternativa, se disponi di una copertura di assistenza della caldaia sottoscritta con alcuni tipi di assicurazioni l’intervento è gratuito. C’è da chiamare un numero verde di pronto intervento con i tecnici a disposizione che interverranno entro 24 ore dalla chiamata.

 

Per scoprire perché la tua caldaia non si accende, rispondi alle seguenti domande:

Hai ancora del gas?

Accendi i fornelli della cucina o un altro apparecchio a gas per verificare che la fornitura di gas domestica funzioni ancora. Se la tua fornitura non funziona, controlla che la valvola di intercettazione del gas sia aperta: tu o altri potrebbero averla accidentalmente chiusa. Se la valvola è aperta ma non hai ancora il gas, dovrai contattare il tuo fornitore di servizi di utilità pubblica per scoprire cosa è andato storto.

Il ripristino della caldaia funziona?

La caldaia non si accende? Molti modelli hanno un interruttore manuale di ripristino (reset), premilo per spegnere e riaccendere la caldaia e ricalibrare i suoi meccanismi. Se non riesci a vedere questo interruttore sulla tua caldaia, potresti essere in grado di ripristinarlo spegnendo e riaccendendo l’alimentazione elettrica. Questo può risolvere una vasta gamma di guasti alla caldaia. Prova a controllare il manuale per vedere dove è posizionato il tasto di reset o di spegnimento.

La pressione dell’acqua è troppo bassa?

Alcune caldaie smetteranno di funzionare del tutto e non si accenderanno se la pressione dell’acqua è troppo bassa. Le caldaie domestiche dovrebbero avere una pressione dell’acqua di 1 bar – questo valore dovrebbe essere segnato sui manometri. Se la pressione sulla tua caldaia è inferiore gira la manovella, solitamente blu, per far caricare l’acqua. Sentirai il rumore tipico di caricamento dell’acqua. Fermati quando sei di nuovo ad 1 bar di pressione.

Il tubo della luce pilota è otturato?

Nel corso del tempo, la fuliggine e altri detriti possono formarsi all’interno di un tubo iniettore pilota, intasandolo. Il tubo pilota, o fiamma pilota, è accesa sulla caldaia? Potrebbe essere a causa di detriti. Tutto ciò può portare a luci pilota che continuano a soffiare, o luci pilota che non si accendono affatto. Per controllare e rimuovere tutte le sostanze all’interno del tubo. Affidati ad un professionista del settore, questa è un operazione molto delicata e la rottura del tubo dell’iniettore del gas o il suo montaggio improprio potrebbero causare perdite di gas, incendio e avvelenamento da monossido di carbonio.

Calcare all’interno dei tubi dell’acqua

Molti modelli sono dotati di decalcificatore, un piccolo serbatoio che toglie il calcio dall’ acqua. Un accumulo eccessivo che si è formato all’ interno dei tubi nel corso degli anni ostruisce il passaggio dell’acqua. I tubi vanno lavati con decalcificatore.

La caldaia funziona ma continua a spegnersi

Se il tuo termostato si è rotto, la tua caldaia non sarà in grado di riconoscere la temperatura dell’acqua, e si spegnerà automaticamente per evitare il surriscaldamento dell’apparecchio o perché presume che abbia già raggiunto la temperatura richiesta. Dovrai sostituire il termostato: potresti risparmiare denaro acquistando un termostato più recente, in quanto ciò potrebbe ridurre le tue bollette energetiche a lungo termine. Molto interessanti sono i nuovi cronotermostati wifi che permettono di controllare da remoto l’accensione e lo spegnimento della caldaia quando non siamo in casa. Si risparmiano parecchi soldi in bolletta del gas grazie ad una migliore gestione del consumo energetico.

 

Anche lo scambiatore di calore potrebbe essersi rotto. Sarà necessario sostituirlo, in quanto potrebbe essere pericoloso, specialmente se la caldaia continua ad accendersi e spegnersi.

 

Se la caldaia continua a spegnersi, ciò potrebbe essere dovuto a valvole chiuse, aria compressa nel sistema o alla pompa rotta. La caldaia si spegne automaticamente a causa di meccanismi di sicurezza incorporati – se non si spegne, la caldaia potrebbe surriscaldarsi.

 

Se c’è aria nell’impianto basta far sfiatare i singoli radiatori dalle valvoline che si trovano di lato su ogni calorifero.  Controlla se i tuoi radiatori sono caldi come dovrebbero essere – se alcuni di loro sembrano freddi, fai uscire acqua e aria dalle valvoline. Se c’è abbastanza aria nel sistema ciò farà sì che la caldaia si spenga, dovrebbe essere ovvio quando si inizia a spurgare i radiatori, poiché ne uscirà molta di aria.