antifurto wireless

Scegliere il miglior antifurto wireless: una guida completa

Come scegliere il miglior antifurto wireless? Quali sono i criteri e le caratteristiche delle quali dovremmo tenere conto per scegliere il sistema più adatto alla nostra abitazione, al nostro ufficio, oppure ancora alla nostra fabbrica o capannone?

Scegliere un buon antifurto e sceglierlo oggi wireless è la condizione necessaria per anche soltanto pensare di proteggere efficacemente i nostri beni, le persone che abitano i nostri ambienti o ci lavorano e più in generale per dormire sonni tranquilli, rimanere sereni anche quando si è in vacanza e avere la ragionevole certezza che nessun malintenzionato riesca ad introdursi.

Vediamo insieme, nella guida di oggi, quali sono le caratteristiche che dobbiamo aspettarci da un buon sistema antifurto – perché conviene sceglierlo wireless e come iniziare a ricercare la soluzione che sia più adatta per le nostre problematiche.

Wireless? La soluzione migliore che hai oggi a disposizione

Partiamo con una brevissima analisi sul perché la scelta migliore oggi è quella di scegliere un sistema senza fili per proteggere i nostri immobili.

I sistemi wireless utilizzano infatti tecnologie di ultima generazione per essere in grado di attivarsi (e di contattare o la centrale operativa o noi proprietari) anche nel caso in cui i ladri dovessero sabotare la linea telefonica classica.

I sistemi wireless infatti sono in grado di utilizzare SIM simili a quelle che utilizziamo nei nostri smartphone, per essere sempre in grado di chiamare e di segnalare un tentativo di effrazione.

I ladri di oggi sono sempre maggiormente preparati infatti e sanno bene che i sistemi antifurto classici posso essere facilmente aggirati e richiedono sempre una maggiore attenzione sia dagli installatori di sistemi antifurto sia da chi si occupa poi di farli funzionare. Le attenzioni da mettere in pratica sono diverse, tra le quali non può che spiccare appunto la scelta di un sistema di ultima generazione.

Il brand conta: affidati soltanto a chi ha anni di esperienza nel settore

Il brand conta e non è soltanto una mera questione di marketing. Moltissimi brand non del settore si sono appunto buttati nei sistemi antifurto quando questi sono diventati un grande business per chi li produce.

Sempre diverso però rivolgersi a chi appunto produce e installa sistemi antifurto da decenni. Che intendiamo dire? Intendiamo dire che un’azienda che ha sempre operato esclusivamente in questo settore ha in genere un know how e un livello di ricerca che chi si improvvisa non può neanche immaginare.

Scegliere dunque di rivolgersi ad un brand conosciuto è sempre una buona idea.

Occhio anche agli installatori

Presta anche attenzione a chi installerà il tuo sistema. Ricordati infatti che anche in questo caso i migliori marchi del settore ti mettono a disposizione o installatori interni, oppure affiliati.

Si tratta di una questione di fondamentale importanza, soprattutto quando andiamo a scegliere un sistema antifurto ad elevatissimo tasso di tecnologia, come appunto nel caso dei sistemi antifurto wireless.

L’installatore è importante tanto quanto la qualità del sistema, perché scegliere appunto un sistema che non sia installato a puntino vuol dire avere un sistema che non è in grado di proteggere adeguatamente i nostri immobili.

Scegli con cura, perché rivolgersi ad un installatore che non sia in grado di svolgere il proprio lavoro a puntino rende inutile la scelta del miglior sistema wireless antifurto.

sirena antifurto

Dove posizionare la sirena antifurto?

Scegliere una sirena antifurto non facile, vista la grande quantità di modelli presenti sul mercato e le differenti caratteristiche tecniche e tecnologiche di ciascuna di esse. Ci sono però delle semplici regole da seguire per avere un sistema di sicurezza efficiente ed efficace contro chi tenta di violare la vostra proprietà, in particolare per quanto riguarda il posizionamento della sirena d’allarme.

Ricordiamo che esistono due tipologie di sirene: quella da esterno e quelle da interno. Le prime servono a segnalare un tentativo di effrazione o di manomissione della sirena stessa, attirando l’attenzione del vicinato con un suono acuto e prolungato e con segnalazioni luminose. La seconda invece ha più una funzione di disturbo nei confronti di chi è entrato in casa o azienda con intenti illeciti.

La strategia migliore con una sirena antifurto esterna, è quella di posizionarla in un luogo che sia ben visibile: non bisogna sottovalutare infatti la funzione deterrente della sirena. Ci sono buone possibilità che i potenziali ladri, vedendo un’abitazione con allarme antieffrazione attivo e scelgano di rinunciare al colpo e cambiare bersaglio.

Tuttavia, ben visibile è sinonimo di facilmente accessibile. Pure mettendo in mostra la sirena, quest’ultima deve essere posizionata in un punto della casa di difficile accesso per i malviventi, in genere in alto sulla facciata, dove non ci siano appoggi come davanzali o pali della luce da poter utilizzare per avvicinarsi. Nonostante quasi tutte le sirene antifurto moderne siano dotate di sistemi antisabotaggio, molti ladri tentano ugualmente di disattivarle, specie se l’allarme non ha ancora attirato l’attenzione dei vicini.

A questo proposito, vi consigliamo di impostare il volume del suono intorno ai 120dB: è il massimo che la legge consente per non disturbare la quiete pubblica in caso di falsi allarmi, ma è comunque sufficiente per coprire un raggio di qualche metro e raggiungere i vicini.

Vi consigliamo anche di installare più di un apparecchio, meglio uno su ciascun lato esposto della vostra abitazione: in questo modo, da qualunque parte i ladri decidano di tentare l’effrazione, troveranno l’allarme antifurto a dar loro del filo da torcere.

La sirena antifurto interna invece, non deve essere visibile, anzi, meglio sarà nascosta, più efficace sarà la sua funzione di disturbo dei ladri. Infatti la caratteristica di un dispositivo d’allarme interno non è quello di allertare i vicini o le forze di polizia dell’effrazione, ma di disorientare e spaventare i ladri una volta entrati in casa. Il suono assordante e continuo dell’allarme può confondere i ladri, generare un senso di paura e di urgenza, intralciarli durante il furto e, nella migliore delle ipotesi, farli desistere e allontanare dalla vostra abitazione.  Sono stati segnalati alcuni casi ad esempio, dove i malviventi, concentrati nella ricerca della sirena stessa, si sono attardati troppo in casa e sono stati colti in flagranza dalla polizia.

Dunque è bene posizionare la sirena interna in un posto che non sia visibile, nascondendola agli occhi dei ladri. La Venitem, azienda italiana che da oltre 40 anni offre soluzioni innovative e affidabili nel campo dei dispositivi antifurto, ha realizzato la linea Ghost, sirene d’allarme fantasma, come suggerisce il nome. Le sirene Ghost, disponibili sia in versione tonda che quadrata, si incassano nelle controsoffittature o nei pannelli, mimetizzandosi alla perfezione con l’ambiente e risultando invisibili. Inoltre, risulta parecchio difficile provare a disattivare un apparecchio incassato nel soffitto, per cui i ladri non avranno altra scelta che scappare.

Un altro consiglio di vitale importanza è quello di non installare mai la sirena vicino alla centrale perché i ladri, nel tentativo di cercarla per silenziarla, possono essere condotti al cuore del sistema antifurto e disattivarlo. Per nascondere meglio la sirena, cercate di evitare prodotti che abbiano luci LED lampeggianti: anche se è difficile individuare la sirena a causa della propagazione del suono, lo stesso non si può dire se ci sono segnalazioni luminose. Alcuni prodotti della Venitem hanno un design studiato per armonizzarsi con qualsiasi stanza della casa, simili a degli oggetti d’arredamento piuttosto che ad un sistema antifurto. Non solo è possibile scegliere tra una vasta gamma di colori e forme, le sirene interne Venitem possono essere personalizzate con serigrafie e decalcomanie, sia per andare incontro al gusto del suo proprietario, sia per mimetizzarsi meglio agli occhi dei ladri.

Infine, se è possibile, si consiglia l’installazione di due sirene in parti diverse dell’abitazione e di scegliere dei luoghi con una buona acustica, per dare ai malviventi la sensazione di essere circondati e costringerli a scappare.

Differenza tra Citofoni, Videocitofoni e Campanelli

Differenza tra Citofoni, Videocitofoni e Campanelli

Differenze, caratteristiche tecniche, pro e contro dei Citofoni, Videocitofoni e Campanelli.

Citofoni, videocitofoni o campanelli? Non è facile rispondere a tale quesito. Ciascuno di questi tre semplici dispositivi viene utilizzato per determinate finalità, oltre ad avere caratteristiche tecniche ben precise e differenti l’uno dall’altro. Ecco un rapido confronto che vede come protagonisti questi tre piccoli apparecchi elettronici capaci di garantire un ottimo grado di sicurezza a chiunque scelga di installarli. In questo modo, sarà più semplice scoprire la differenza tra citofoni, videocitofoni e campanelli.

Campanelli: a cosa servono e quali sono le sue caratteristiche tecniche

Il nostro discorso si apre con i campanelli, un elemento essenziale per avvisarci dell’eventuale presenza di persone provenienti dall’esterno. E proprio questo rimane il suo obiettivo principale, il motivo per il quale ogni abitazione o edificio di qualsiasi genere è dotato di almeno un piccolo apparecchio di questo genere. Tale dispositivo è costituito in linea di massima da tre elementi fondamentali:
– un pulsante che va premuto per creare il contatto elettrico e generare un suono che deve essere subito udito;
– un apparecchio sonoro di piccole dimensioni, che può corrispondere ad una campanella, un ronzatore o qualsiasi modello dagli effetti simili;
– una sequenza di cavi elettrici che servono a far funzionare l’intero sistema senza alcun rischio.
Una volta trovati questi tre elementi, non bisogna fare altro che attendere che qualcuno bussi alla porta.

Citofoni: come sono fatti e da quali elementi sono costituiti

L’evoluzione naturale dei semplici campanelli è costituita dai citofoni. Stiamo parlando di apparecchi leggermente più sofisticati rispetto a quelli precedenti, anche se in realtà l’evoluzione tecnologica in questo senso non è così evidente. In tale circostanza, sono quattro gli elementi che non dovrebbero mai mancare per il corretto funzionamento di un oggetto del genere:
– la porzione riservata al contenimento del campanello, che deve suonare non appena ricevere una sollecitazione digitale;
– la porzione costituita dal microfono e dall’altoparlante, con la capacità di trasmettere suoni a diversi metri di distanza;
– l’immancabile pulsante per aprire la porta dell’androne di una qualsiasi struttura;
– quell’insieme di ulteriori pulsanti interni ed esterni che tengono sotto controllo ogni palazzo.

Videocitofoni: perché sono considerati gli apparecchi più sicuri in assoluto

Concludiamo con quella che viene considerata come l’evoluzione naturale dei citofoni, ossia i videocitofoni. Un dispositivo di questo tipo è stato costruito al fine di incrementare il livello di sicurezza di un determinato appartamento grazie all’inserimento della moderna funzione video. Con quest’ultima innovazione, è possibile dare un’occhiata a chi ha premuto il pulsante per suonare il campanello e muoversi con cognizione di causa. Stavolta gli elementi che compongono tale pezzo sono tre:
– la porzione contenente il campanello;
– la porzione contenente il citofono (con l’intera pulsantiera interna ed esterna);
– la porzione contenente la sezione audio e il monitor visibile dall’interno dell’abitazione, ma ovviamente non dall’esterno.

La differenza tra citofoni, videocitofoni e campanelli

Qual è la differenza tra citofoni, videocitofoni e campanelli? La risposta è piuttosto semplice. I videocitofoni sono l’evoluzione naturale dei citofoni, che a loro volta non sono altro che una versione maggiormente approfondita e fornita dei classici campanelli. Tutti e tre i dispositivi hanno tre comuni denominatori, ossia la necessità di premere un pulsante, la capacità di quest’ultimo di generare un suono in maniera istantanea e quella serie di cavi elettrici grazie ai quali tale procedura diventa possibile. Ad ogni modo, un videocitofono si lascia preferire perché in grado di garantire un livello di sicurezza nettamente superiore rispetto al citofono. A fare la differenza è la componente video, insieme al monitor che non è presente negli altri due marchingegni. Sul sito electrolight.it è possibile trovare tutti e tre i tipi di apparecchi e selezionare quello che può fare maggiormente al caso di un determinato bacino d’utenza.

lampade a LED

Risparmiare con le lampade a LED

Le lampade a LED hanno numerosi vantaggi: consumano meno, se ne trovano varie che producono luce praticamente di qualsiasi colore pensabile, durano molto nel tempo. Queste affermazioni sono vere, ma in realtà ciò che importa al singolo consumatore non è il concetto generico, quanto il diretto confronto con le lampadine di altre tipologie. La domanda che ci dovremmo porre quindi è la seguente: quanto consuma una lampadina a LED rispetto ad un’omologa a incandescenza o a fluorescenza? Alcune ricerche in questo ambito hanno risposto a questa precisa domanda.

Le lampadine “vecchie”

La più tradizionale tecnologia utilizzata per le lampadine è quella a incandescenza; le lampadine contengono al loro interno un filamento che viene attraversato dalla corrente elettrica, cosa che lo riscalda e lo rende incandescente, producendo luce. Queste lampadine consumano fino a sei volte l’energia elettrica consumata da una lampadina a LED; se si considerano invece le lampadine a fluorescenza, le cosiddette lampade a risparmio energetico, consumano circa il doppio rispetto ai più moderni prodotti a LED. Si deve poi anche considerare che quasi tutto il consumo del LED viene direttamente tradotto in luce, mentre per le altre tipologie di lampade più datate buona parte di quanto consumato viene dissipato in calore.

Quanto dura una lampada a LED

Non solo i LED consumano meno, ma il metodo costruttivo è molto meno inquinante, considerando anche la fase di smaltimento dei prodotti esausti; non solo per il minore utilizzo di materiale inquinante e non riciclabile, ma anche perché per raggiungere le ore di utilizzo di una singola lampada a LED ci serviranno circa 3 lampade a fluorescenza e più di 20 lampade a incandescenza. Queste ultime sono ormai fuori produzione in tutta Europa e non è neppure possibile trovarle nei negozi, salvo i prodotti di fine serie. Per quanto riguarda le lampade a fluorescenza è probabile che faranno la medesima fine nei prossimi anni. La tecnologia LED infatti ha una migliore resa sotto tutti i punti di vista.

Il costo di una lampada a LED

Allora perché non possediamo tutti lampade a LED, ed esclusivamente quelle in tutta la casa o anche per quanto riguarda l’illuminazione stradale? La risposta sta nel costo di un prodotto a LED, che è decisamente più elevato rispetto a quello di lampade con altra tecnologia. Solo questo frena moltissimi italiani dal sostituire subito le vecchie lampade, anche se non sembra una motivazione sufficiente. Prima di tutto perché il risparmio ottenuto utilizzando il LED in tutta la casa è ben maggiore rispetto alla spesa sostenuta per l’acquisto. Certo, per chi ha una casa grande, con varie lampade di diverse dimensioni, si tratta di un vero e proprio investimento; che però si ripagherà rapidamente nei mesi a venire. Per altro sono anche disponibili numerose proposte LED per kit di prodotti di alta qualità venduti a prezzi concorrenziali. I molti casi un singolo kit, o al massimo un paio, può essere sufficiente a rimpiazzare quasi tutte le lampade di casa. Portando a un risparmio significativo che durerà per le circa 25.000 ore di uso previste per ogni singola lampada.

impianto elettrico a norma di legge

Come avere un impianto elettrico a norma di legge e la dichiarazione di conformità

Ormai da circa 30 anni si parla di impianti a regola d’arte e di dichiarazione di conformità. Tutto ha avuto inizio con la legge 46 del 1990 , legge che si poneva l’obiettivo di regolamentare l’installazione degli impianti all’interno dei locali, e che nel 2008 è stata sostituita dal DM 37/08. Nonostante ciò ancor oggi vengono realizzati impianti elettrici da soggetti non qualificati, quindi senza certezza che siano state seguite le giuste norme di settore.

Ma perché è importante affidare la realizzazione di un impianto elettrico ad una ditta abilitata ai sensi del DM 37/08?

Sottoponiamo questa domanda all’Ing. Antonino Vento del portale impianti.tech, che risponde con quanto riportato di seguito.

Un impianto elettrico a norma di legge è visto solo come un inutile costo

Purtroppo ancora oggi la “dichiarazione di conformità è vista come un costo, il cliente finale pensa che l’impianto costi di più solo perché viene fornito quel “pezzo di carta, cioè in parole povere non viene percepita il maggior grado di sicurezza di un impianto elettrico a regola d’arte.

La sicurezza percepita e quella reale

Un impianto elettrico ha lo stesso aspetto esteriore, indipendentemente che si a regola d’arte no. Cioè il cliente finale, una volta scelta la serie di interruttori e prese da far installare all’impiantista, vedrà solamente queste parti dell’impianto, senza poter capire se quest’ultimo sia a norma o no.

Le differenze tra un buon impianto ed uno pessimo non sono visibili ad occhio, poiché queste sono incassate nelle pareti: mi riferisco alle tubazioni e ai cavi, nonché le connessioni nelle casette di derivazione.

La scelta ed il dimensionamento della rete di distribuzione fa la differenza in termini di sicurezza e di prezzo.

Collegare 5,6, 7 prese in cascata riduce i costi dell’impianto, ma è fuori norma e pericoloso.

Creare una linea principale per le prese è economico (risparmio sui cavi e sulle tubazioni) ma può non essere sufficiente ai fini dell’affidabilità e continuità dell’impianto (la linea potrebbe surriscaldarsi e provocare incendi, oppure un guasto su un’apparecchiatura metterebbe fuori servizio tutte le prese elettriche dell’impianto).

Potrei continuare con gli esempi, ma penso che questi due bastino a far capire che, un eventuale sovrapprezzo di un impianto realizzato da una ditta qualificata non è legato solo i costi di oneri previdenziali e accise, ma è legato anche all’adozione di soluzioni impiantistiche che comportano maggior costi per l’acquisto di materiali e per il numero di ore impiegate in campo.

Il risparmio iniziale può ripercuotersi sul valore dell’immobile

Risparmiare sul costo dell’impianto elettrico può generare costi futuri se si pensa di vendere l’immobile o affittarlo, infatti, l’assenza della dichiarazione di conformità, cioè il documento che attesta che l’impianto elettrico è a regola d’arte, blocca le operazioni di vendita o affitto dell’immobile.

Non potendo provare che gli impianti sono a regola d’arte è inevitabile il deprezzamento dell’immobile: infatti chi subentra dovrà chiamare una ditta qualificata, far controllare l’impianto e spendere per metterlo a norma.

In fase di compravendita, sicuramente l’importi decurtati saranno pari al costo di realizzazione di un impianto nuovo, ed e quindi facile per un appartamento di dimensioni medie perdere 2000-3000€, fino ad arrivare a decine di miglia di euro per i locali ad uso commerciale ed industriale (magari l’impianto è buono, ma non c’è nessun documento che attesti ciò).

In caso di affitto?

Qui la situazione si complica, certo non è possibile trasferire quest’onere all’inquilino. Quindi bisogna incaricare una ditta, che farà un sopralluogo ed individuerà le parti dell’impianto sulle quali intervenire. A lavori ultimati rilascerà una dichiarazione di conformità degli interventi che ha realizzato.

Quindi in conclusione, quel 10-15% risparmiato affidando la realizzazione dell’impianto ad un soggetto non qualificato, genererà costi di gran lunga superiori (spesso pri all’importo di realizzazione di un impianto nuovo) al momento di vendere o affittare l’immobile.

Conclusioni

Come si può evincere da quanto detto, la normativa sulla regola d’arte, non ha come obiettivo quello di generare tonnellate di carta e maggior oneri per il cittadino, ma le condizioni per aumentare la sicurezza degli ambienti in cui viviamo e lavoriamo, perché purtroppo molti incedenti, anche mortali, derivano dall’utilizzo dell’energia elettrica.

Classe energetica lavatrici

Lavatrici ad alta efficienza energetica, le proposte migliori del mercato

Poter contare su lavatrici ad alta efficienza energetica consente di risparmiare sui consumi senza rinunciare alla qualità del bucato. Nelle prossime righe conosceremo alcune delle proposte più interessanti del settore:

Haier HW60-1211

Questo modello di Haier ad elevata efficienza energetica vanta una capacità massima di carico di 6 chili, con un cestello che al momento della centrifuga è in grado di raggiungere i 1.200 giri. La centrifuga, in ogni caso, può essere regolata a seconda delle esigenze, in modo da non rischiare di rovinare i capi delicati. Un’esclusiva del marchio Haier è il trattamento antibatterico che scongiura l’usura della gomma dell’oblò e del cassetto del detersivo.

Bosch WAK20168IT

La lavatrice di Bosch, anche se non consente di selezionare la funzione di partenza in differita del ciclo di lavaggio, si fa apprezzare per la sua praticità, complice la capacità di carico da 8 chili che la contraddistingue. Il suo punto di forza più significativo, comunque, è rappresentato dal Cestello Wawe, grazie al quale anche gli indumenti più delicati possono essere lavati in maniera sicura e senza rischi. Degno di nota il design concepito e messo a punto per limitare al massimo le vibrazioni, per una stabilità ottimale che si coniuga a un eccellente isolamento acustico. Un’altra funzione peculiare del modello è il sistema ActiveWater, che riesce a identificare le condizioni di carico del cestello per non usare più acqua del dovuto e non sprecare corrente elettrica.

Electrolux RWF 1495 BW

Nel novero delle lavatrici ad alta efficienza energetica spicca anche questo modello a libera installazione di Electrolux, capace di arrivare a 1.400 giri al minuto. L’orario di fine ciclo può essere impostato con la funzione denominataTerminal In, mentre il motore inverter non solo assicura consumi ridotti, ma rende la lavatrice estremamente silenziosa. Consigliato per i nuclei familiari numerosi, visti i 9 chili di capacità di carico, questo elettrodomestico dispone dell’AutoSente che consente di lavare anche quantità di bucato modeste senza consumare energia o acqua in modo eccessivo.

Candy CS 1410D3/1

Caratterizzata da una centrifuga da 1.400 giri al minuto, questa lavatrice del marchio brianzolo (di recente passato in mani cinesi) riesce a lavare fino a 10 chili di bucato alla volta. La connessione NFC Smart Touch permette la connessione tra la lavatrice e lo smartphone: per sfruttarla è sufficiente scaricare sul proprio telefono la specifica app che tra l’altro mette a disposizione lo smart check-up, funzione che consente di rimanere sempre aggiornati sulle condizioni dell’apparecchio.

Samsung AdWash

Grazie a Samsung, è possibile avere in casa una lavatrice comoda e adatta anche ai più distratti, visto che i capi e il detergente possono essere aggiunti anche a lavaggio in corso. L’efficienza energetica è assicurata dal motore Digital Inverter, che abbina consumi ridotti e rumorosità modesta, mentre la funzione Smart Check offre il monitoraggio automatico dell’elettrodomestico che permette di rilevare eventuali problemi in modo tempestivo.

Siemens iQ700 WI14W540Eu

La lavatrice a scomparsa di Siemens con carica frontale e capacità massima di 8 chili è valorizzata dal motore iQ Drive, che si differenzia da quelli tradizionali perché non si può usurare. Nelle lavatrici classiche le spazzole sono sottoposte a un continuo attrito meccanico che con il passare del tempo fa sì che si rovinino; ciò non può accadere in questo modello, per il semplice motivo che non ci sono spazzole. Un altro elemento distintivo va individuato nella funzione TurboWash, in virtù della quale il tempo di lavaggio può essere abbassato di oltre il 50%, mentre la funzione timeLight consente di visualizzare sul pavimento il livello di avanzamento del programma, che viene proiettato a terra.

Per acquistare una di queste lavatrici, o valutare le caratteristiche di altri modelli, puoi entrare nella pagina web https://www.yeppon.it/grandi-elettrodomestici/lavatrici/ e vagliare le ricche schede informative che riassumono gli elementi distintivi delle varie proposte.

Azienda di illuminazione

Come avviare un’azienda di illuminazione

Il settore delle illuminazioni sta riscuotendo un grande successo negli ultimi anni, soprattutto grazie alla ricerca tecnologica che ha portato tantissimi apparecchi a svilupparsi per rendere sempre minore il consumo di energia elettrica e quindi garantire un risparmiamo per chi li utilizza. Per aprire un’azienda di illuminazione in Italia è necessario seguire un determinato iter burocratico e istituzionale simile in parte a quello di molte altre imprese.

Il primo step comune a qualunque futura azienda è quello dell’apertura della partita IVA presso l’agenzia delle entrate territoriale, il passaggio immediatamente successivo e altrettanto necessario è quello di iscrivere l’azienda in Camera di commercio della propria regione o ripartizione territoriale competente. Naturalmente dopo questi primi passaggi è opportuna l’iscrizione in altri due istituti molto importanti quali l’INAIL e l’INPS, infatti, qualora la vostra azienda volesse assumere dei collaboratori e non si ha queste sottoscrizioni la legge non ci permette di assumere nessuno.
Un altro tassello molto importante nella creazione di impresa di illuminazione è la decisione di dove aprire una sede fisica nella quale sarà possibile avere il reparto amministrativo della società e un ampio store nel quale i potenziali clienti potranno scegliere tra i vari modelli di apparecchi di illuminazione prodotti o commercializzati dall’azienda stessa.

Per un’azienda di illuminazione, a differenza di altri tipi di attività, non è molto importante la posizione geografica della sede, che possa essere in un punto di snodo o al centro della città, l’importante invece è la usa immediata rintracciabilità da parte dei clienti e la comodità nel poter parcheggiare in modo semplice e sicuro così da poter sostare per poi caricare con tutta calmare i prodotti acquistati. La posizione per questo tipo di azienda, come dicevamo, non è importantissima perché è un settore che viene utilizzato molto da professionisti del settore, architetti e da persone che stanno arredando casa pertanto tutte persone altamente interessate ai prodotti che produce e commercializza l’azienda.

Ovviamente per poter intraprendere un percorso aziendale in questo settore sono necessarie buone quantità di denaro e di organizzare il più dettagliatamente possibile un plan che permetta di sviluppare la propria attività passo dopo passo. Si stima che per aprire un azienda di illuminazioni partendo da zero sono necessari all’incirca una cifra che oscilla tra i 50 e i 200 mila euro per un’impresa di piccole-medie dimensioni.

Come dicevamo la parte fondamentale e forse più importante è avere uno store direttamente collegato all’azienda di illuminazione, che permetta la promozione dell’attività e che faccia conoscere alla clientela tutta la merce dell’azienda in modo tale da aumentare maggiormente i profitti e la sicurezza di avere un prodotto di qualità, inoltre, il personale che lavorerà all’interno dello store dovrà essere preparato e in grado di esaudire in modo efficiente le richieste di ogni cliente.

Il settore dell’illuminazione è uno di quei settori in forte espansione negli ultimi anni e che nei prossimi anni darà ancora più opportunità di lavoro grazie alle innovazioni tecnologiche che ogni giorno escono in questo settore. Questa è una delle idee imprenditoriali che potete prendere in analisi per aprire la vostra prossima attività, qui tante idee imprenditoriali per diventare imprenditori del futuro attraverso nuove tecnologie.

risparmio energetico

Quale è la differenza tra recupero energetico e risparmio energetico?

Gli impianti per il risparmio energetico e il recupero energetico.

In un mondo in cui dipendiamo sempre di più dalle fonti di energia di qualsiasi genere (specialmente non rinnovabili) ed in cui produciamo una mole di rifiuti sempre maggiore, è bene soffermarsi su temi importanti e attuali come il risparmio energetico e il recupero energetico.
Nonostante possano essere confuse o utilizzate intercambiabilmente, le due espressioni si riferiscono a pratiche e fenomeni distinti, che andremo di seguito ad illustrare:

  • Il risparmio energetico è l’insieme di quelle accortezze che gli individui adottano per far sì da ridurre l’uso di energia (spesso elettrica) necessaria al loro fabbisogno. A tal proposito, è da notare che lo Stato Italiano si pone a favore di chiunque adotti impianti per il risparmio energetico che limitano i consumi e salvaguardano l’ambiente offrendo incentivi conformati come sconti fiscali o bonus in bolletta, che rendono questa pratica molto conveniente oltre che attenta all’ambiente;
  • Il recupero energetico, d’altra parte, ha anch’esso una funzione cruciale nello sviluppo sostenibile della nostra società: si tratta del parziale riuso dei rifiuti che, piuttosto che essere semplicemente accatastati nelle vaste discariche che ci circondano, vengono valorizzati e sono in grado di avere una “nuova vita” sottoforma di energia o semplicemente nuovi oggetti nati dal riciclo. È un esempio lampante quello dei cosiddetti PFU (Pneumatici fuori uso) i quali grazie alle loro caratteristiche chimico-fisiche hanno un potere calorifico pari a quello del carbone e ciò li rende una fonte energetica largamente usata in tutto il mondo per soddisfare la domanda di settori industriali con un fabbisogno energetico molto alto come cementifici o centrali di produzione di energie/vapore, che lo utilizzano sotto vari formati (intero, ciabatta, etc).

Non resta, dopo aver descritto nel dettaglio i processi di risparmio energetico e recupero energetico, le relative tecniche e i benefici che comportano in un’ottica di sviluppo sostenibile e crescita ecologica della nostra società e del nostro territorio, che invitare i gentili lettori di questa guida a prestare sempre crescente attenzione a queste pratiche, per concorrere tutti al benessere della comunità.

Scegli una lampada votiva per l eternità

Scegli una lampada votiva per… l’eternità

Le onoranze funebri e l’omaggio ai defunti

Le onoranze funebri comprendono tutta una serie di celebrazioni finalizzate ad omaggiare e, per l’appunto, onorare la memoria del defunto. Sono diversi i metodi attraverso cui ricordare i propri cari: in primis, ovviamente, vi è la consultazione di un’azienda apposita che sappia rispettare le esigenze dei familiari di colui che è venuto a mancare. Le imprese in questione si contraddistinguono le une dalle altre per le modalità con cui i funerali e i riti funebri vengono organizzati e celebrati: alcune aziende puntano sullo sfarzo, altre su riti più contenuti, altre ancora su una via di mezzo che possa in ogni caso soddisfare pienamente le aspettative di coloro che intendono ricordare la persona scomparsa.

Ricordare il defunto: la luce votiva

Tra le usanze più apprezzate in assoluto dal punto di vista del ricordo e dell’omaggio nei confronti del defunto va evidenziato l’utilizzo della luce votiva. Le lampade votive, come dice il nome stesso, consistono in un lumino funzionante, nella maggior parte dei casi, grazie al collegamento all’impianto votivo cimiteriale. La lampada votiva è un elemento tradizionale e ampiamente sfruttato ai fini della commemorazione della persona scomparsa, come si può osservare nei cimiteri di qualsiasi città. Spesso si parla di lampada votiva perpetua in quanto il lumino, essendo collegato all’impianto elettrico cimiteriale, non perde mai di intensità nel tempo, risultando sempre illuminato. Sarà anche per questo motivo che la lampada votiva appare come una delle soluzioni più apprezzate nell’ambito delle onoranze funebri: una luce che non si spegne mai, nonostante passino gli anni, è sinonimo di vicinanza costante al defunto.

Onoranze funebri: le richieste specifiche

Non sempre è facile individuare una valida azienda di onoranze funebri che possa commemorare colui o colei che è scomparsa. Tuttavia, è pur sempre possibile prendere alcuni accorgimenti prima di mettersi in contatto con un’impresa funebre piuttosto che con un’altra. In linea generale, alla base di tutto vi è la completezza del servizio: un’impresa che fornisca, tra le altre cose, un gran numero di opzioni commemorative sarà sicuramente più valida rispetto a chi, invece, fornisce un servizio piuttosto esiguo. Se invece si desiderasse ottenere un servizio specifico, oppure di un’agenzia funebre che si trovi in una specifica zona della tua città, allora sarà utile fare ricerche specifiche, come ad esempio:Onoranze funebri a Niguarda. Una volta messi in contatto con l’agenzia funebre della zona, si dovranno avanzare le proprie richieste ai gestori dell’impresa. Richieste come la scelta di celebrare il funerale in una certa maniera, o di utilizzare un certo tipo di lampada votiva, o ancora di optare per una tipologia ben precisa di arte funebre.

D’altronde, l’ultima parola spetta sempre al cliente.

Guida alla scelta del videocitofono

Guida alla scelta del videocitofono

La scelta del videocitofono è un momento cruciale per chiunque stia per completare una ristrutturazione o voglia, più semplicemente, rendere più sicura la propria abitazione. Una rapida guida alla scelta del videocitofono potrebbe aiutare nell’impresa di fare chiarezza e ponderare meglio gli acquisti.
Premesso che è impossibile addentrarsi nei tecnicismi e in tutto ciò che ha a che vedere con cablaggi, impianti e collegamenti interni (per i quali sarebbe meglio affidarsi a un tecnico elettricista preparato e qualificato in impianti di videosorveglianza, che possa analizzare in loco la situazione),  possiamo suggerire alcuni trucchi per scegliere il videocitofono ideale dal punto di vista puramente funzionale.

 

Guida alla scelta del videocitofono: consigli per l’acquisto

Come ci spiega Emmebistore, azienda specializzata in sistemi di videosorveglianza e videocitofoni, i videocitofoni di buona qualità devono essere robusti e in grado di resistere alle intemperie senza che venga compromessa la qualità audio/video che sono in grado di restituire all’osservatore che li utilizza.

Per scegliere un videocitofono è inoltre necessario considerare:

  • Il numero delle pulsantiere: ovvero il numero di apparecchi da applicare all’esterno. Quanti devono essere? Dipende dal numero di ingressi dell’abitazione. Se ci sono porte sul retro, sarà necessario optare per 2 o più pulsantiere;
  • Il numero di comandi interni per la risposta: se l’appartamento che il videocitofono dovrà servire è piccolo o strutturato su un piano soltanto, ne basterà uno. In caso contrario sarebbe suggeribile prevedere un comando interno per ogni piano dell’abitazione o per ogni vano molto frequentato (es. cucina e camera da letto);
  • La tipologia dei comandi interni: in molte villette multi-familiari convivono nello stesso appartamento l’anziana nonna e, ad esempio, i giovanissimi nipoti. In base alle aree frequentate maggiormente da ambo i soggetti, risulterà utile predisporre sia comandi interni con monitor funzionali e tecnologici, che soluzioni più semplici e pratiche, intuitive, come i classici comandi interni con cornetta. Questo consentirà, all’interno della stessa struttura abitativa, di far coesistere la tecnologia più avanzata con la semplicità d’uso, perfetta per chi, con la tecnologia, non ci va molto d’accordo;
  • L’eventuale acquisto di sistemi di split: gli splitter di risposta consentono di aprire singolarmente, ad esempio, il cancello d’accesso al garage e il portone d’ingresso. Se assenti e non previsti nell’impianto, l’eventuale apertura di una porta scatenerà inevitabilmente anche l’apertura degli altri ingressi, di qualunque tipo essi siano. Se la soluzione abitativa prevede doppia porta o porta + garage, meglio dunque affidarsi a un buono splitter del segnale così da poterle governare singolarmente.